Contratti · 5 minuti di lettura

Le tre clausole che rileggo sempre per prime

Quando qualcuno mi porta un contratto da rivedere prima di firmarlo, non lo leggo dall’inizio. Vado dritta su tre clausole precise, perché l’esperienza mi ha insegnato che è lì che si nascondono la maggior parte dei problemi seri — quelli che poi costano mesi di trattative o, peggio, una causa.

Elisa Marveggio · 12 giugno 2026

Le tre clausole che rileggo sempre per prime

Il recesso: chi può uscire, e a quali condizioni

La prima cosa che cerco è come si esce dal contratto, non come ci si entra. Molti si concentrano sull’oggetto e sul prezzo e leggono la clausola di recesso solo se qualcosa va storto — che è esattamente il momento sbagliato per scoprire che il preavviso è di dodici mesi, o che il recesso è previsto solo per la controparte e non per voi.

Le domande che mi faccio sempre sono tre: chi può recedere, con quale preavviso, e se il recesso ha un costo. Un contratto asimmetrico su questo punto — dove una parte può uscire facilmente e l’altra no — non è per forza da rifiutare, ma va negoziato consapevolmente, non firmato senza accorgersene.

Il foro competente: dove si litiga, se si litiga

La seconda clausola è quella che nessuno legge fino a quando non ne ha bisogno: dove si svolgerebbe un’eventuale causa. Se la controparte ha sede lontana e il contratto fissa il foro competente lì, un’eventuale controversia — anche per un importo modesto — diventa logisticamente ed economicamente più pesante di quanto valga la pena affrontare. Questo, di fatto, scoraggia chi è nella posizione più debole dal far valere i propri diritti, ed è spesso proprio l’effetto voluto da chi ha scritto la clausola.

Non sempre è possibile negoziare questo punto, ma sapere in anticipo dove si troverebbe a difendersi cambia molto la valutazione complessiva del rischio del contratto.

Le penali: quanto costa sbagliare, e chi decide che è successo

La terza clausola riguarda le penali per inadempimento. Qui la domanda non è solo “quanto”, ma “chi stabilisce che l’inadempimento c’è stato”. Ho visto contratti in cui la penale scattava a insindacabile giudizio di una sola delle parti, senza contraddittorio: significa firmare un assegno in bianco a chi decide se e quando applicarla.

Queste tre clausole non esauriscono la revisione di un contratto, ma sono il punto da cui parto sempre, perché sono quelle che, quando qualcosa va storto, determinano quanto vi costerà uscirne. Il resto del contratto lo leggo con la stessa attenzione, ma è da qui che comincio.

Cosa faccio quando trovo un problema

Trovare una clausola critica non significa automaticamente rifiutare il contratto. Nella maggior parte dei casi propongo una modifica puntuale: un preavviso di recesso più equilibrato, un foro competente più vicino, una procedura di contestazione prima che la penale diventi esigibile. Le controparti accettano più spesso di quanto si pensi, perché una richiesta puntuale e motivata, invece di un rifiuto generico, è più facile da valutare e da accogliere in una trattativa.

Quando la controparte non è disposta a modificare nulla, quello stesso rifiuto è già un’informazione preziosa: mi dice quanto margine di trattativa avrò anche in futuro, durante l’esecuzione del contratto. Un fornitore che non concede nulla nemmeno su un punto ragionevole prima ancora di firmare, di solito, non diventa più disponibile una volta che il contratto è in vigore.

Perché proprio queste tre, e non altre

Un contratto ha decine di clausole, e potrei elencarne molte altre da controllare con attenzione: garanzie, riservatezza, proprietà intellettuale, subappalto. Ma se dovessi scegliere solo tre punti da guardare quando il tempo a disposizione è poco — capita spesso con chi mi porta un contratto da firmare il giorno stesso — sarebbero sempre queste, perché sono quelle che determinano il costo di uscita da un rapporto che va male. Le altre clausole, nella maggior parte dei casi, incidono su come va il rapporto quando le cose funzionano; queste tre incidono su quanto vi costa quando non funzionano, ed è lì che si concentra il rischio reale.

Con il tempo ho imparato a riconoscere anche i modelli di contratto standard che, con piccole variazioni linguistiche, tendono a nascondere clausole sbilanciate proprio su questi tre punti: sono spesso contratti scaricati da modelli generici online, adattati senza una revisione professionale, che riproducono formulazioni pensate per tutelare solo una delle due parti.

Un’ultima nota pratica: se non avete il tempo o la possibilità di far rivedere un intero contratto prima di firmare, e dovete scegliere solo tre righe da leggere con attenzione, sono queste. Segnatevele, e la prossima volta che avete un contratto davanti cercatele per prime, prima ancora del prezzo.

Rileggerle per prime non significa fermarsi lì: significa solo decidere, nei primi cinque minuti, se vale la pena continuare a leggere il resto con la stessa cura o se il contratto ha già un problema abbastanza serio da doverne parlare subito con chi ve lo ha proposto, prima di entrare nei dettagli.

Elisa Marveggio

Autrice

Consulente a Torino dal 2011. Segue privati e piccole imprese su contratti, fisco e lavoro, una pratica alla volta e su appuntamento. Chi sono →

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